La crescita dei salari passa dalla valorizzazione del lavoro, dalla competitività delle imprese e da un sistema di tutele capace di sostenere i lavoratori e le loro famiglie. È il messaggio della vicepresidente nazionale della CNA Maria Fermanelli al convegno “Salario giusto, lavoro vero. Le ricette a confronto per far crescere gli stipendi”, intervenendo sul tema della competitività, della produzione e della sostenibilità salariale.
“La crescita dei salari va costruita insieme, mettendo lavoratori e imprese nelle condizioni di crescere allo stesso passo“, ha sottolineato Fermanelli. Una prospettiva che parte dai risultati positivi dell’occupazione, ai quali hanno contribuito anche gli artigiani e le piccole imprese, continuando a investire sulle persone nonostante i rincari energetici, l’inflazione e l’incertezza internazionale.
Ora occorre accompagnare l’aumento degli occupati con una crescita del valore di ogni ora lavorata. Per la vicepresidente CNA, formazione continua, professionalità e nuove competenze sono decisive per migliorare la produttività, favorire l’ingresso e il reinserimento nel mercato del lavoro e rispondere alle esigenze delle imprese. In questo percorso un ruolo importante spetta anche ai fondi interprofessionali.
Accanto alla valorizzazione del lavoro c’è la necessità di difendere il potere d’acquisto delle retribuzioni, eroso dall’aumento del costo della vita. Alla contrattazione deve affiancarsi una leva fiscale che permetta ai lavoratori di beneficiare di una parte maggiore degli incrementi salariali. Allo stesso tempo, gli interventi sui costi delle imprese, a partire dall’energia, devono tenere conto delle specificità delle realtà più piccole.
L’artigianato porta al confronto un’esperienza di relazioni sindacali costruita sulla vicinanza tra imprenditore e collaboratori. “Il lavoro, qui, non è mai solo un costo: è il cuore dell’impresa, il suo saper fare”, ha ricordato Fermanelli. Da questa esperienza nascono i due strumenti centrali indicati dalla CNA: la contrattazione collettiva e il welfare bilaterale.
Il contratto collettivo nazionale rappresenta il riferimento per definire retribuzioni adeguate alla quantità e alla qualità del lavoro. “Il salario giusto non si stabilisce in astratto. Si costruisce attraverso il confronto tra chi rappresenta davvero le imprese e chi rappresenta davvero i lavoratori“, ha affermato la vicepresidente. Per questo la rappresentatività delle organizzazioni firmatarie è essenziale, insieme a regole chiare e condivise per misurarla.
Alla contrattazione nazionale si affianca quella territoriale, che nell’artigianato consente di rispondere alle caratteristiche dei diversi contesti produttivi e di accompagnare la crescita della produttività e delle retribuzioni.
La bilateralità completa questo modello con tutele concrete: sostegno al reddito nei momenti di difficoltà dell’impresa, assistenza sanitaria integrativa, contributi per la famiglia e per la formazione. Un patrimonio costruito insieme dalle organizzazioni artigiane e dai sindacati, che permette anche ai lavoratori delle piccole imprese di accedere a un sistema articolato di protezione. “Il valore di un contratto non si misura solo sulla paga oraria, ma sull’insieme delle tutele che garantisce“, ha evidenziato Fermanelli, chiedendo di rafforzare questi strumenti anche attraverso la loro valorizzazione fiscale.
Due, infine, le priorità indicate per i prossimi interventi normativi: semplificare gli adempimenti e offrire supporti concreti alle piccole imprese; rafforzare per legge, seguendo il percorso degli accordi interconfederali, il valore dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, per contrastare il dumping e la proliferazione contrattuale.
Questo articolo Fermanelli: “Far crescere insieme retribuzioni e competitività delle imprese” è stato pubblicato su CNA.




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