Cresce l’occupazione femminile in Italia, ma i gap di genere nel mercato del lavoro restano profondi e strutturali. È quanto emerge dal Gender Policy Report 2025 dell’INAPP che fotografa un quadro in chiaroscuro: segnali incoraggianti sul fronte dei numeri, ma criticità ancora forti su qualità del lavoro, retribuzioni, carichi di cura e prospettive future.
Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione femminile è aumentata di oltre 600 mila unità, con un tasso che ha raggiunto il 53,3%, il livello più alto mai registrato nel nostro Paese. Migliora anche la qualità dell’occupazione, con una crescita dei contratti a tempo indeterminato e una riduzione della disoccupazione femminile al 7,4%, minimo degli ultimi vent’anni.
«Sono dati importanti – commenta CNA Impresa Donna – perché dimostrano che il lavoro delle donne cresce quando esistono condizioni economiche favorevoli. Ma non possiamo fermarci ai numeri: il divario con l’occupazione maschile resta ampio e l’Italia continua a collocarsi ben al di sotto della media europea».
Il tasso di occupazione femminile, infatti, rimane distante da quello maschile (70%) e dagli standard UE, dove la media è pari al 66,2%. Persistono inoltre livelli elevati di inattività femminile: oltre il 42% delle donne tra i 15 e i 64 anni è fuori dal mercato del lavoro, con punte superiori al 56% nel Mezzogiorno. Una condizione che, per molte donne, è strettamente legata ai carichi familiari e di cura, che continuano a gravare quasi esclusivamente sulla componente femminile.
«Questi dati confermano ciò che le nostre imprenditrici e professioniste vivono ogni giorno – sottolinea CNA Impresa Donna –: l’accesso al lavoro è difficile, ma lo è ancora di più la permanenza, soprattutto nei momenti chiave della vita come la maternità o la cura dei familiari».
Il Report INAPP evidenzia inoltre tre nodi critici che colpiscono in modo particolare le donne:
• la povertà lavorativa, con una netta prevalenza femminile tra i lavoratori a bassa retribuzione;
• l’invecchiamento e la crisi del lavoro domestico e di cura, settore essenziale ma sempre meno attrattivo;
• l’impatto dell’intelligenza artificiale, che espone maggiormente le donne al rischio di sostituzione o trasformazione delle mansioni, anche a causa della loro sottorappresentazione nei settori STEM e ICT.
«Per CNA Impresa Donna – conclude l’Associazione – questi elementi rafforzano la necessità di politiche strutturali: più servizi di welfare, investimenti nell’istruzione e nelle competenze, sostegno all’imprenditoria femminile e una reale condivisione dei carichi di cura. Solo così la crescita dell’occupazione femminile potrà diventare stabile, di qualità e capace di ridurre davvero i divari di genere».
Questo articolo Gender Policy Report INAPP 2025 è stato pubblicato su CNA.




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