Patronato Epasa-Itaco di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale

Gen 22, 2026News Nazionali0 commenti

“Oggi abbiamo festeggiato i dieci anni dalla nascita del Patronato Epasa-Itaco e ci siamo finalmente confrontati sulla prospettiva futura rispetto alle sfide che l’intelligenza artificiale ci pone”. Lo ha detto il Segretario Generale della CNA, Otello Gregorini, chiudendo i lavori del convegno “Tessiamo il domani. Persone, competenze, connessioni, una rete di valori”, organizzato oggi a Roma dal Patronato Epasa-Itaco.

“È stato un incontro estremamente importante, perché i relatori hanno dato un contributo davvero significativo – ha detto Gregorini. La nostra organizzazione, a mio modesto avviso, è già pronta e già agisce per dare determinate risposte. Noi sappiamo quali sono i rischi, ma sappiamo anche quali sono le potenzialità dell’AI e questo vale per il nostro sistema imprenditoriale, ma vale ancora di più per i cittadini. Abbiamo, infatti, un elemento fondamentale che ci contraddistingue: la relazione e il rapporto con le persone e con le imprese. Conosciamo tantissime informazioni che rappresentano il nostro patrimonio e la nostra forza, con cui possiamo vincere questa sfida di trasformazione”.

La mattinata è stata aperta con l’intervento di Pier Giorgio Piccoli, Presidente vicario del Patronato, che ne ha ricordato i successi, soprattutto a partire dal 2020, con il sostanziale raddoppio delle pratiche nel giro di un solo anno, sottolineando la crescita dell’Ente in termini di digitalizzazione, formazione e risposte, anche attraverso strumenti innovativi come i social.

Siamo sulla soglia dell’abisso oppure alle porte di una nuova era che riuscirà ancora a mettere al centro l’uomo? A questa domanda hanno cercato di rispondere i relatori presenti: il Direttore del Patronato Epasa-Itaco, Valter Marani; Andrea Ciarini, docente di Sociologia economica e del lavoro dell’Università La Sapienza di Roma; padre Paolo Benanti, professore della Luiss Guido Carli; Mauro Nori, Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La sfida aperta è dunque quella di attraversare l’era dell’intelligenza artificiale contribuendo non solo a dare risposte puntuali ai problemi di cittadini e imprese, ma anche a costruire quel filtro etico e valoriale in grado di orientare il nuovo mondo dell’AI verso l’interesse collettivo, frenando, insieme a una serie di attori pubblici e territoriali, una possibile e pericolosa deriva.

Vogliamo guardare dritto negli occhi il futuro – ha detto Valter Marani – il Patronato è una struttura fondamentale perché costituita da persone che parlano alle persone e, quindi, in grado di attutire gli effetti degli algoritmi, usati al momento al solo scopo del profitto. Non siamo assolutamente contro il progresso tecnologico, anzi lavoriamo per sviluppare un sistema di intelligenza artificiale con algoritmi nostri, allo scopo sia di potenziare i nostri operatori sia, insieme alla CNA, di vincere anche la sfida valoriale che ci aspetta”.

“Siamo al centro di diverse transizioni rivoluzionarie – ha spiegato Andrea Ciarini – quella ecologica, demografica, digitale e, purtroppo, anche geopolitica. Si tratta di processi che non sono a costo zero e che impatteranno su vari piani, a cominciare da quello del lavoro, anche a causa della velocità dell’innovazione tecnologica e della capacità, non sempre allineata, di istituzioni e imprese di riorganizzare, formare e riallocare la forza lavoro”. “Per attutire gli effetti di questa transizione – ha aggiunto – diventa decisivo il concetto di prossimità: le organizzazioni sociali devono continuare a presidiare i territori. Le piattaforme, infatti, hanno tecnologia ma non persone e quei contenuti di relazionalità, affettività, creatività ed emotività che servono e serviranno a rispondere ai bisogni degli uomini”.

Sulla stessa linea padre Paolo Benanti: “Tutte le volte che noi mettiamo le tecnologie all’interno di un contesto sociale, la tecnologia funziona come una forma d’ordine e una disposizione di potere – ha chiarito – il modo in cui sono impostati gli algoritmi è in grado di regolare privilegi e diseguaglianze. Chiedersi oggi che cosa significhi etica della tecnologia di fronte alla transizione digitale è la domanda chiave a cui rispondere per far sì che si contribuisca al bene comune”.

Ha chiuso i lavori Mauro Nori, che ha messo l’accento sull’impatto trasformativo dell’AI. “In passato la rivoluzione agricola o industriale ha moltiplicato le capacità fisiche dell’uomo e ha sostituito braccia e mani nel lavoro, gambe con le automobili – ha concluso. “Oggi, per la prima volta, ci troviamo di fronte a una pericolosa sostituzione cognitiva. Il deterrente? Rimanere vigili, curiosi, essere in grado di usare la nostra intelligenza critica, evitando la pigrizia di utilizzare sistemi comodi ma che spengono le nostre menti”.











 

 

 

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