Costantini: “La crescita del Mezzogiorno è essenziale per il futuro dell’Italia”

Ott 21, 2026News Nazionali0 commenti

“Non esiste una strategia credibile di sviluppo nazionale che possa prescindere dalla crescita del Sud”. È uno dei messaggi centrali dell’intervento del Presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, che dalla Sicilia ha indicato la necessità di superare le tradizionali rappresentazioni del divario economico tra Nord e Sud per costruire politiche di sviluppo più attente alle caratteristiche dei territori e alle esigenze delle micro e piccole imprese. Parlando all’assemblea regionale della CNA Sicilia, intitolata “Generazioni d’Impresa – 80 anni di storia. Nuove energie per il futuro del Mezzogiorno”, Costantini ha evidenziato che “il Mezzogiorno non può essere considerato soltanto il destinatario di interventi compensativi, ma deve diventare protagonista di una strategia nazionale di crescita“. Del resto, il Sud rappresenta circa un terzo della popolazione italiana e produce il 22% del Pil nazionale. Ogni punto aggiuntivo di crescita dell’economia meridionale, a parità di andamento del resto del Paese, si traduce quindi in circa 0,22 punti di Pil italiano.

“Se vogliamo che l’Italia torni a crescere stabilmente a ritmi più elevati, dobbiamo guardare al Mezzogiorno come a una grande opportunità economica“, ha affermato il presidente CNA.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato la necessità di cambiare il modo in cui vengono analizzate le differenze economiche e produttive del Paese. “La tradizionale divisione tra Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Mezzogiorno continua a essere utile per le statistiche, ma non è più sufficiente per comprendere le condizioni concrete nelle quali operano le imprese”.

“Siamo abituati a pensare che il grande divario italiano sia quello tra Nord e Sud. Ma quando osserviamo le condizioni concrete per fare impresa, scopriamo una realtà molto più articolata. Il divario competitivo tra Vicenza e Rovigo può essere molto più ampio di quello che separa Bologna e Palermo”.

Una considerazione che non intende negare gli storici squilibri territoriali, ma richiama l’esigenza di strumenti di analisi più precisi. La competitività delle imprese dipende infatti dalla qualità delle infrastrutture, dall’efficienza della pubblica amministrazione, dall’accesso al credito, dalla disponibilità di lavoratori qualificati e dal funzionamento dei servizi pubblici.

Per questo la CNA ritiene necessario osservare le differenze economiche soprattutto a livello provinciale, superando politiche uniformi che rischiano di produrre risultati profondamente diversi nei singoli territori. “Non esiste un solo Mezzogiorno, così come non esiste un solo Nord. Esistono tanti Sud diversi e tanti Nord diversi. E una politica economica efficace deve essere capace di riconoscere queste differenze”.

La sfida è passare da una politica che considera il Mezzogiorno un territorio omogeneo a una strategia che riconosca le caratteristiche produttive delle singole province e valorizzi le potenzialità locali. Sul terreno delle politiche per il Mezzogiorno, Costantini ha ribadito due proposte in vista della legge di bilancio 2027. La prima riguarda la ZES Unica, con la richiesta di ridurre da 200mila a 100mila euro la soglia minima di investimento ammissibile al credito d’imposta, superando inoltre le interpretazioni restrittive relative agli immobili e ai macchinari. La seconda proposta interessa i finanziamenti agevolati SIMEST, per i quali la CNA chiede un rafforzamento delle risorse e una quota a fondo perduto fino al 25% per le PMI del Mezzogiorno e dei territori gravemente colpiti da calamità naturali.

Ma è soprattutto sul metodo di valutazione delle politiche pubbliche che Costantini ha sollecitato un cambiamento. Non basta annunciare stanziamenti: occorre conoscere la distribuzione territoriale delle risorse, il numero delle micro e piccole imprese beneficiarie, le domande respinte, i tempi di erogazione e gli investimenti effettivamente generati.

Al centro dell’iniziativa di CNA Sicilia, non solo la celebrazione di un traguardo importante per l’associazione, ma soprattutto la necessità di tracciare nuove rotte per il tessuto produttivo siciliano e meridionale. Da Palermo arriva un appello accorato e deciso alla politica affinché si apra finalmente il cantiere della Legge Quadro sull’Artigianato. Una norma considerata indispensabile per sostenere, modernizzare e tutelare le micro e piccole imprese, vero motore dell’economia regionale.

“L’assemblea di oggi dimostra che le imprese artigiane siciliane sono vive, resilienti e pronte a raccogliere le sfide del futuro, ma non possono farlo da sole“, ha dichiarato il Presidente di CNA Sicilia, Filippo Scivoli. “Lanciamo un appello forte alla politica regionale e nazionale: è tempo di aprire il cantiere della Legge Quadro sull’artigianato. Serve un quadro normativo moderno che riconosca il valore sociale ed economico del nostro settore, che semplifichi la burocrazia e che dia strumenti concreti di crescita. Non chiediamo assistenzialismo, ma regole chiare e sostegni strutturali per chi investe ogni giorno nel territorio”.

La giornata ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Sindaco di Palermo Roberto Lagalla, gli Assessori Regionali Edy Tamajo e Giusi Savarino, e ha incluso una tavola rotonda con accademici, esperti del settore ed imprenditori, tra cui il Rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri, il Regional Manager UniCredit Sicilia Salvatore Malandrino, il professore Giuseppe Notarstefano, docente di statistica economia alla LUMSA, moderata dai giornalisti Lidia Tilotta e Pino Aprile.

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